Scopri “Antonello Gagini e la Pietà – Il Fumetto”, dove l’arte diventa esperienza digitale. Il capolavoro di Gagini si trasforma in un racconto visivo contemporaneo e itinerante.
Scopri “Antonello Gagini e la Pietà – Il Fumetto”, dove l’arte diventa esperienza digitale. Il capolavoro di Gagini si trasforma in un racconto visivo contemporaneo e itinerante.
Antonello Gagini e la Pietà – Il Fumetto è un’iniziativa della Associazione
Culturale Sirena Ligea che intende raccontare il capolavoro rinascimentale di
Antonello Gagini
attraverso un linguaggio innovativo e coinvolgente: il fumetto. Il progetto propone un
percorso espositivo itinerante che reinterpreta il celebre capolavoro rinascimentale
attraverso il linguaggio visivo del fumetto e le potenzialità offerte dalle tecnologie
digitali.
Antonello Gagini e la Pietà – Il Fumetto è finanziato dalla Regione Calabria attraverso
l’Avviso Pubblico Eventi Culturali 2023, fondi PAC 2014/2020 Azione 6.8.3,
a conferma dell’impegno regionale nella promozione e valorizzazione del patrimonio
storico-artistico del territorio.
L’esperienza si articola in tre sedi, ciascuna trasformata in uno spazio interattivo dove
tavole narrative, audio-guide e realtà aumentata si fondono per guidare il visitatore nella
scoperta della genesi artistica della Pietà.
L'allestimento del progetto, che punta a valorizzare il patrimonio culturale di Soverato,
prevede pannelli ecocompatibili e strumenti digitali per un accesso facilitato: QR code
per approfondimenti, una web app per fruire di contenuti multimediali e un laboratorio
dedicato che permetterà ai partecipanti di avvicinarsi alle tecniche del fumetto,
trasformando la conoscenza storica in creatività personale. La narrazione sonora e
le audio-narrazioni integrate offrono un coinvolgimento multisensoriale,
mentre un e-book illustra ulteriormente schizzi, studi preparatori e curiosità sull’opera.
“Antonello Gagini e la Pietà – Il Fumetto” è un’esperienza culturale che unisce arte, storia
e innovazione, trasformando la contemplazione statica in un dialogo dinamico fra antico e
contemporaneo,
alla scoperta di un capolavoro che continua a sorprendere.
La prima educazione artistica ha luogo nella bottega del padre Domenico
Gagini, uno scultore ticinese che, per motivi di mercato, nel 1463 si era
trasferito a Palermo.
Antonello apprende dal padre i primi rudimenti della scultura per poi, poco più che
adolescente,
realizzare una successiva formazione tra Napoli, la Toscana e Roma. Ritornato in
Sicilia, Antonello avvia una sua bottega di scultura a Messina,
portando a termine le richieste della parte orientale dell’isola e anche della Calabria.
Negli stessi anni avvia il commercio di marmo toscano,
affiancando anche una fiorente attività di compravendita di panni piemontesi da rivendere
poi nelle piazze della Calabria.
Del 1498 è la sua prima opera documentata, una Madonna della Grazia per la chiesa di
Bordonaro, casale di Messina,
a cui seguirà un numero considerevole di commissioni per tutta la Sicilia, la Calabria e
persino Malta.
Nel 1504 compie un viaggio romano nel quale, impressionato dalle opere di Michelangelo
Buonarroti, può lavorare con il maestro alla Tomba di Papa Giulio II.
Secondo la critica l'intervento del G. nel monumento papale sarebbe riconoscibile in alcune
decorazioni a grottesche dei pilastri.
Nel 1508 Antonello rientra definitivamente a Palermo per intraprende la sua più grande
impresa: la tribuna della Cattedrale della città;
un cantiere su tre ordini, di circa venticinque metri d’altezza con 45 statue, 14 angeli e
14 formelle.
Nonostante il grande impegno in Cattedrale, lo scultore fu capace di portare a termine
contemporaneamente numerose altre opere sparse nei centri grandi e piccoli di Sicilia e
Calabria,
grazie anche all’impiego nell’attività di marmorari dei figli Giandomenico, Antonino,
Giacomo, Fazio e Vincenzo che lavoravano alacremente nelle due botteghe panormite:
un fondaco alla marina e la bottega nei pressi della Cattedrale.
Antonello Gagini muore
a Palermo nell’aprile del 1536 chiede ed ottiene, come il padre Domenico,
di essere sepolto nella cappella della corporazione degli scultori e marmorari dei Santi
Quattro Coronati nella chiesa di San Francesco d’Assisi.
Tra i maggiori protagonisti della diffusione del nuovo linguaggio rinascimentale
nell’estremo sud del Regno, la vasta produzione scultorea di Antonello si caratterizza per
l’eleganza delle figure,
i gesti composti e i lineamenti morbidi e raffinati.
La narrazione tradizionale racconta che era desiderio del beato Francesco Marino da Zumpano,
iniziatore della presenza agostiniana a Soverato poter avere, nella chiesa attigua al
Convento,
una scultura raffigurante la Madonna con il figlio morente e che, al fine di realizzare
l’opera, avvenne la miracolosa restituzione, dal mare dello stretto di Messina,
di un blocco di marmo bianco purissimo, che ne assicurò l’esecuzione.
Nell’ottobre del 1520, seguitando l’intento del padre zumpanita, Giovanni Martino d’Aquino
consigliere del Regno di Napoli,
incarica Antonello Gagini di eseguire una scultura raffigurante la Pietà, da realizzarsi per
il convento degli eremiti agostiniani ubicato nella campagna tra Soverato e Petrizzi.
La scultura è completata nell’ agosto del 1521, allo scultore Antonello Gagini vengono
riconosciuti le 36 once di pagamento
e l’ opera viene trasferita da Palermo alla chiesa del Convento di Santa Maria della Pietà
di Soverato.
Nel terribile sisma del 1783 sia il Convento che la Chiesa della Pietà subirono importanti
danni, questo determinò un parziale abbandono del cenobio da parte dei monaci.
Nel 1809, a seguito della soppressione degli ordini religiosi emanato da Gioacchino Murat,
gli agostiniani furono costretti ad abbandonare de finitamente la casa sul Beltrame.
La statua della Pietà, secondo la leggenda, fu al centro di una disputa tra i fedeli di
Petrizzi e Soverato, che polemizzarono a lungo su dove spostare la scultura.
La lite fu risolta miracolosamente dai giovenchi che guidavano il carro su cui era stata
collocata l’opera, questi presero la strada verso Soverato,
definendo così che la Chiesa Matrice di Maria Santissima di Soverato, nel frattempo
riedificata, fosse il luogo in cui la scultura sarebbe stata ancora mostrata ai fedeli
devoti.
La Chiesa matrice di Maria Santissima Addolorata è il cuore spirituale e storico di Soverato Superiore, antico borgo ricostruito dopo il terremoto del 1783. È la più antica chiesa del comune e rappresenta un punto di riferimento non solo religioso ma anche identitario per l’intera comunità. Nel progetto “Antonello Gagini e la Pietà – Il Fumetto”, la chiesa e la piazza antistante diventano un punto di incontro tra arte sacra e linguaggi contemporanei, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva alla scoperta della storia, della devozione e della bellezza di Soverato Superiore.
Dopo il sisma del 1783, che distrusse il borgo fortificato di Soverato Vecchia, gli abitanti decisero di ricostruire la propria vita sul colle antistante. Tra i primi edifici ad essere eretti vi fu la nuova chiesa parrocchiale, progettata dal regio ingegnere De Luca tra il 1783 e il 1795, e inizialmente consacrata a Maria della Pietà, in memoria dell’antica chiesa del borgo distrutto. Nel corso dell’Ottocento la chiesa divenne nota come “Maria SS. dei Sette Dolori” e successivamente, “Maria SS. Addolorata”.
La facciata, in stile neoclassico, è scandita da un elegante timpano e da una trabeazione armoniosa. In origine il campanile era a cuspide. L’interno, a due navate asimmetriche, termina con il presbiterio che accoglie nella nicchia centrale la statua della Madonna Addolorata, patrona della città. La navata laterale custodisce un altare secondario, la cappella della Pietà, e importanti opere lignee e marmoree di epoche diverse. Originariamente la chiesa aveva una sola navata con tetto a capriate in legno, poi trasformato nel caratteristico soffitto a cassettoni durante il restauro del 1891.
All’interno sono conservate numerose statue e manufatti di grande pregio, testimonianza di devozione e di arte popolare:
Cuore artistico e simbolico della chiesa è la cappella che ospita la celebre “Pietà di Antonello Gagini”, capolavoro del Rinascimento meridionale. Realizzata nel 1521 e trasferita qui dopo il terremoto del 1783, la scultura in marmo bianco di Carrara rappresenta uno dei vertici della produzione gaginiana. La tradizione narra che furono i buoi stessi, trainando il carro che la trasportava, a scegliere il luogo dove oggi sorge la chiesa, fermandosi davanti all’edificio incompiuto. Restaurata nel 1964 presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, la Pietà continua a essere uno dei simboli più amati e visitati del patrimonio artistico calabrese.
Antonello Gagini nel febbraio del 1498 compare in un atto di locazione di un fondaco a
Messina, probabilmente il magazzino in cui aprire la sua prima bottega,
nel contempo si registra il suo matrimonio con la messinese Caterina di Blasco, dalla quale
ha i figli Giovanni Domenico, Antonino e Giovannella.
Nel 1514 rimane vedovo e, l’anno successivo, sposa la palermitana Antonina Valena, da questo
secondo matrimonio nascono i figli Giacomo, Bonifazio, Vincenzo, Francesca e Giovanna.
Antonello, figlio di "Mastru Duminicu marmuraru", è discendente di una stirpe di
marmorari che nel XV secolo, dal Ticino, muovono nomadi esercitando in molteplici cantieri
tra la Lombardia,
la Toscana, Napoli e la Sicilia. Tutti figli i maschi vengono indirizzati alla scultura,
così è anche nella numerosa famiglia di Antonello.
Il primogenito Giovanni Domenico (1503-1560) dopo un breve apprendistato con il
padre, nel 1542 è già un maestro autonomo e, con il fratellastro Bonifazio,
è documentato a Mazara del Vallo e a Monreale dove decora il portico del duomo.
Antonino
(1505c.-1574) anche scultore e lavora in maniera autonoma solo dal 1535,
ma la sua principale attività è la compravendita di marmi che esercita, con profitto, in
tutta la Sicilia,
Giacomo (1517-1598), da adolescente, collabora col padre
alla tribuna del duomo di Palermo, poi, nel 1536, si affranca e inizia la sua carriera di
mastro marmoraro, tuttavia compare molto spesso nelle commesse in società con i fratelli e i
cugini.
Bonifazio – o Fazio (1520-1567) come gli altri, collabora con il padre, i fratelli e
i cugini, poi si rende attivo a Mazara del Vallo; il suo capolavoro lo ha lasciato presso
l’Altare del Crocifisso,
nel duomo di Palermo decorato con il fratello Vincenzo.
Vincenzo (1527-1595), il più piccolo tra i maschi, eredita sia tutte le committenze
incompiute che anche l’intera bottega paterna a Palermo.
Tra i fratelli è forse il meno dotato tecnicamente ma, il più abile negli affari.
Vincenzo lascià i suoi beni alla figlia Melchiora, la quale, divenuta abbadessa della Badia
dei Pignatelli,
il Monastero delle Paoline de’ Sette angioli delle Minime di S. Francesco di Paola a
Palermo, decise di vendere tutto e utilizzare il ricavato per completare l’edificazione del
Monastero.
I nipoti Giuseppe e Annibale (noto anche come Nibilio o Nubilio), figli legittimi di
Giacomo, sono stati la quarta generazione della corrente lombardo-ticinese a scolpire in
Sicilia, mentre Nicolò,
figlio naturale di Giacomo, divenne particolarmente ricercato come maestro argentiere.
Intorno al 1490, il monaco Francesco Marino da Zumpano, dell'ordine degli agostiniani
Riformati, fu invitato dal principe di Squillace, Goffredo Borgia, a visitare e percorrere i
suoi feudi in Calabria.
In questi luoghi, fra la terra di Soverato e di Petrizzi, su una antica persistenza
monastica, il Beato Francesco da Zumpano fonda il Convento di Santa Maria della Pietà,
dando origine alla seconda delle sue case.
Padre Giovanni Fiore da Cropani (1622-1683)
racconta che il Beato Francesco Marino : «….Volendo poi collocarvi un'immagine a rilevo di
Maria
con Figlio morto nelle braccia, e non avendo potuto trovare pietra a proposito di incavarla,
passò in Messina, ove intendeva che da vascello, quale aveva corso fortuna,
n’era stata buttata a mare una tale, molto acconcia al suo disegno.
La richiede dal padrone, il quale non fu ritroso a concederla, supponendo l’impossibilità
del frate per trarla dal fondo, ma appena egli, prostrato,
ne supplicò il Cielo, che ad occhi veggenti da tutti fu veduta la pietra nuotar a gala, e
porsi nel lido».
La narrazione tradizionale riporta che era
desiderio del Beato di avere, nella chiesa del Convento di Soverato, una scultura
raffigurante la Pietà, e che al fine di realizzare la sacra immagine,
avvenne la miracolosa restituzione del blocco di marmo bianco purissimo, emerso dal mare
dello stretto di Messina.
Il 26 settembre del 1520, davanti al
notaio palermitano Antonino Lo Vecchio, compaiono Antonello Gagini e il Conte Giovanni
Martino d’Aquino. Il Conte d’Aquino è luogotenente nell'ufficio diconservatore e consigliere
del Regno, ed inoltre committente al
Gagini di una statua raffigurante una Pietà da realizzarsi per il convento degli eremiti
agostiniani ubicato nella campagna tra Soverato e Petrizzi, in Calabria.
L’atto documentale è molto dettagliato, indirizza lo scultore al soggetto, una Madre con il
Figlio morto nelle braccia,
del quale vengono richiesti tre disegni preparatori da mostrare al committente, tra questi
l’artista potrà poi scegliere quale migliore versione realizzare in marmo purissimo,
e le cui misure dovranno corrispondere a circa 6 palmi per la figura della Vergine e
altrettanti per il Figlio.
L’atto restituisce un richiedente, il d’Aquino,
particolarmente
preciso su ogni specifica caratteristica, anche su i personaggi e la storia che dovranno
decorare lo scannello - il basamento di forma esagonale su cui poggia la scultura-
che dovrà essere decorato con un bassorilievo che è una narrazione che rivela un racconto
filosofico e allegorico connesso proprio alla raffigurazione della Pietà.
L’opera prevede ai lati le figure di San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo, al
centro la presenza del dottore angelico San Tommaso d’Aquino in cattedra nell’atto di
discutere
e calpestare Averroè, manifesto dell’impegno filosofico nel combattere l’averroismo latino.
La presenza del Santo aquinate è esplicita richiesta del suo omonimo committente; un segno
distintivo eterno, la figura scolpita nel marmo del più noto e rilevante esponente della
famiglia d’Aquino.
La scultura della Pietà è la più bella ed eccellente, corrisponde a tutto quanto richiesto
dal committente Giovanni Martino d’Aquino all’artista che, al lato dello scannello, eterna
il proprio merito:
hoc opus Ant/oni Gagini/ panormitae/ MCCCCCXXI [ecco l’opera di Ant/onio Gagini /il
palermitano/ 1521].
Dopo il decreto di soppressione degli ordini ecclesiastici,
emanato da Gioacchino Murat nel 1809, le truppe francesi occuparono, saccheggiando alcuni
conventi e monasteri sparsi per Calabria.
Anche nel convento della Pietà di Soverato
agirono con furia iconoclasta,
rovinando la scultura in marmo raffigurante la Pietà , incredibilmente rimasta indenne dai
crolli seguiti al terremoto del 1783.
L’azione vandalica sulla scultura fu tale da mutare la fisionomia originaria dei personaggi,
furono infatti particolarmente aggressivi sui volti sia della Madre che, soprattutto, del
Figlio.
L’originario aspetto fu recuperato solo dopo l’intervento di restauro eseguito, nel 1968,
dai restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che restituirono la scultura
l’armonica bellezza originaria.
Marco Leone - nato a Palermo nel 1998, ha completato gli studi presso la scuola di fumetto "Grafimated Cartoon" e, dopo alcuni progetti per editori più piccoli collabora con CMON GAMES per disegnare alcune delle carte Marvel United e Dc Heroes United. Il suo disegno a metà tra il grottesco e il cartoon, derivante dalla sua passione per il thrash e lo splatter, dà vita a tavole e illustrazioni divertenti e inquietanti allo stesso tempo come in "Murder Mouse" un recente fumetto indipendente.
Rosario Marino - nato a Palermo il 10 ottobre 2000 fin da piccolo ha sempre avuto una grande passione per il mondo del fumetto e per tutto ciò che lo rende vivo: il disegno, la narrazione visiva, i colori. Questo interesse profondo lo ha portato alla Scuola del Fumetto/Grafimated Cartoon, dove si è sono diplomato nel 2022. Durante il suopercorso di studi, si è avvicinato a diverse aree della produzione fumettistica, ma è stata la colorazione quella che più lo ha coinvolto e appassionato. Dopo il diploma, ha lavorato per due anni con GFB, un’esperienza che gli ha permesso di affinare le sue competenze. Oggi collabora con Grafimated Cartoon su progetti sia italiani che internazionali, continuando a esprimere come colorista con passione, cura per i dettagli e uno stile personale in continua evoluzione.
Salvatore Di Marco - Grafimated Cartoon - La Grafimated Cartoon, oltre ad essere la sede della Scuola del Fumetto, è una società cooperativa con sede a Palermo che si occupa di attività artistiche e culturali e in particolar modo di produrre, promuovere e divulgare il cinema d’animazione e il fumetto. E’ stata formata nel gennaio del 2001 da professionisti del settore che hanno un’esperienza ventennale sul campo. I suoi soci hanno realizzato alcuni cortometraggi d'autore che hanno partecipato a diversi festival d' animazione nazionali ed internazionali, in particolare il cortometraggio “Saudades du Sud” ha partecipato in concorso all' edizione di Hiroshima 96 e di Annecy 97. Ha collaborato ad importanti produzioni di serie animate, lungometraggi e prodotti per l'Home Video (The Triplets, Marco & Gina, Cocco Bill, I Cuccioli, La Gabbianella e il Gatto, Aida degli alberi, I Lunes e la sfera di Lasifer, Pinocchio, I Minicuccioli ecc). L 'attività della Grafimated Cartoon si estende anche nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado della Sicilia, coordinando laboratori di fumetto e disegno animato. Nel 2011 produce e realizza il cortometraggio animato “I Vespri Siciliani” e nel 2015 il documentario “Selinunte, città tra due fiumi” con il contributo della Film Commission Sicilia. Negli ultimi 20 anni ha collaborato con case di produzione e case editrici come Rai, Medusa, Lanterna Magica, Disney, Dreamworks, Marvel, DC Comics, IDW, Mondadori, De Agostini, Soleil, Castermann, etc
Associazione Culturale Attivamente APS – Lamezia Terme (CZ) L’Associazione è costituita da giovani che, credendo nei valori dello stare insieme, del mettersi in gioco positivamente e dell’associazionismo in generale, hanno deciso di associarsi ed impegnarsi sul proprio territorio e nella propria regione, creando ed organizzando eventi culturali, ludici e sociali. Gli obiettivi che si sono preposti sono di diffondere valori formativi ed educativi, vivere l’associazionismo attraverso lo spirito del volontariato, della solidarietà e della legalità e creare momenti di aggregazione, aperti a tutta la Comunità, senza limiti di età, di sesso, condizione culturale, economica o fisica. Oltre a tante attività e collaborazioni con altre realtà del territorio regionale e nazionale, le attività principe svolte dall’Associazione Attivamente sono il “Lamezia Comics & Co…”, prima fiera internazionale del fumetto e dell'animazione della Calabria e la "Gaming Jam Session" , prima manifestazione calabrese sull'’industria video ludica, pensata per gli appassionati, per le famiglie e per tutti coloro che desiderano divertirsi insieme videogiocando.